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VALLE D'AOSTA FIGLIA DEI GHIACCI
Miti, realtà ed evoluzione dei ghiacciai valdostani
Smiraglia C.
Musumeci , 2006
144 pagine, A colori, molto illustrato,
cop. in brossura, dim. 21 x 30 cm .
€30 
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DESCRIZIONE (a cura dell'Editore)

PREMESSA

Forse nessun'altra regione italiana come la Valle d'Aosta può definirsi così intimamente legata ai ghiacciai. E un rapporto certamente antichissimo che fantasia e scienza si sforzano di chiarire e di approfondire, creando un paesaggio mitico e reale al tempo stesso, nel quale l'intera valle appare quasi sepolta da una immane colata di ghiaccio che si spinge fino ad Ivrea per costruirvi le colline dell'anfiteatro omonimo e della Serra. Senza perderci nel passato geologico, anche all' occhio del turista affrettato che percorre il fondovalle non sfuggono i segni grandiosi che i ghiacciai antichi hanno lasciato, come la linearità stessa della valle principale, le grandi aree pianeggianti di confluenza dove sorgono i centri maggiori come Aosta, le soglie sospese delle valli laterali, i nunatak (quello di Bard, ad esempio), che come isole di roccia interrompono la linearità del paesaggio. Più in alto, superati i ripidi gradini di confluenza incisi dalle forre dei torrenti glaciali, si aprono i paesaggi dei ghiacciai recenti ed attuali, con i gruppi ampiamente glacializzati del Bianco, del Gran Paradiso, del Rosa, dove imponenti lingue, spesso ricoperte da detrito, come il Miage e la Brenva, scendono anche a bassa quota, fiancheggiate dalle morene dell'ultima espansione, la cosiddetta Piccola Età Glaciale, che fra il 1550 e il 1850 condizionò non solo l'ambiente naturale della valle ma anche quello umano. Ma quasi ogni circo, ogni vallone, specialmente nelle valli secondarie, nasconde un piccolo apparato glaciale che rende ogni escursione in Valle d'Aosta veramente un viaggio verso una terra quasi inesplorata. I ghiacciai e il paesaggio glaciale dunque appaiono come risorsa turistica di una regione che veramente può dirsi "figlia dei ghiacci", ma anche risorsa idrica essenziale a livello agricolo e a livello energetico. Da qui l'interesse non solo strettamente scientifico ma anche applicativo, che i ghiacciai valdostani hanno suscitato da più di due secoli e che oggi in una fase di intesso regresso glaciale non può che trovare ancora più spazio. Nasce così !'idea di un volume che non solo tratti il vasto mondo dei ghiacci Valdostani dal punto di vista glaciologico-fisico, ma che li consideri anche parte di un più vasto sistema geografico e storico, dove natura e uomo siano interagenti. Un volume che, rigoroso dal punto di vista scientifico ma anche fruibile a livello divulgativo, presenti il passato, il presente e (auspichiamo ... ) il futuro dei ghiacciai valdostani, coinvolgendo tecniche tradizionali e metodologie innovative, studiosi italiani ed esperti stranieri, per fornire un quadro completo e integrato di come i ghiacci abbiano plasmato e di come continuino a modellare il paesaggio valdostano. Tradizione e innovazione sono presenti anche negli enti che si sono assunti questo compito: da una parte il Comitato Glaciologico Italiano, ricco della sua ormai più che secolare esperienza, dall'altra la Cabina di Regia dei Ghiacciai Valdostani della Fondazione Montagna Sicura, che con giovanile entusiasmo sta efficacemente contribuendo agli sviluppi della glaciologia valdostana. Il tutto nella convinzione che, per ripetere le parole di Carlo Somigliana, primo Presidente del Comitato Glaciologico Italiano, "i ghiacciai delle nostre Alpi rappresentano i veri serbatoi di nostri fiumi, sono cioè le riserve delle energie che in mille modi diversi lungo le valli, nei fertili campi e nelle industriose città si esplicano sotto forma di energia idraulica con le sue infinite applicazioni; e che nei canali di navigazione, nelle rogge di irrigazione portano la vita e la fertilità nelle regioni lontane ... ".

Il Presidente del Comitato Glaciologico Italiano
Prof. Claudio SMIRAGLIA

 

 

 

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