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19-20 GENNAIO 2026: "HARRY", TEMPESTA MEDITERRANEA STRAORDINARIA AL SUD ITALIA E IN SARDEGNA

SMI / Redazione Nimbus, 22 gennaio 2026
 


Come previsto da giorni, martedì 20 gennaio 2026 la tempesta extratropicale "Harry" - tra le più violente degli ultimi decenni sul Mediterraneo centro-occidentale - ha raggiunto il culmine della sua intensità, con effetti severi soprattutto in Sardegna, Sicilia e Calabria.

Venti impetuosi da Est-Sud-Est, generati non tanto da un minimo di pressione particolarmente profondo (998 hPa nel tardo pomeriggio del 20 sulle coste tra Tunisia e Algeria, in spostamento nella notte seguente sul mare intorno a Lampedusa) quanto dal marcato gradiente barico rispetto a un robusto anticiclone sull'Europa orientale, hanno soffiato con raffiche a 91 km/h a Malta, 96 km/h a Lampedusa, 113 km/h a Palermo-Punta Raisi, con punte di 110-130 km/h sui rilievi siciliani secondo la rete di rilevamento SIAS-Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano.
 

Carta di previsione della pressione e dei fronti al suolo per le h 12 UTC del 20 gennaio 2026, emessa alle h 00 UTC del giorno 19 (fonte: www.wetterpate.de).


Agendo intensamente per molte ore sulle estese superfici di mare (fetch) comprese tra le nostre isole maggiori e le coste nord-africane, il vento ha avuto modo di innescare un moto ondoso particolarmente violento: ad esempio, la boa della Rete Ondametrica Nazionale di fronte a Catania ha registrato altezze d'onda significativa - ovvero la media del terzo di onde più elevato - fino a 6,13 m, e altezze massime fino a 10,69 m (rispettivamente nella notte e nel pomeriggio del 20 gennaio, grafico qui sotto).
 


 

Inoltre, al largo tra la punta meridionale della Sicilia e l'isola di Malta, una boa oceanografica dell'ISPRA ha rilevato un'altezza massima d'onda di ben 16,66 m, la più alta storicamente documentata nel bacino del Mediterraneo, superiore a quella di 14,2 m registrata nei pressi delle Baleari durante la tempesta Gloria in questo stesso periodo del 2020.

Mareggiate devastanti hanno battuto le coste esposte e in particolare i litorali ionici della Sicilia e quelli della Sardegna meridionale, i cui effetti si sono sommati alla marea di tempesta nel determinare fenomeni di ingressione marina che hanno inondato ed eroso strade, ferrovie e zone abitate (interrotta la ferrovia Messina-Catania per asportazione della massicciata, gravemente danneggiata la strada statale 195 “Sulcitana” nel tratto tra Cagliari e Capoterra).

Tra Catanese e Messinese l'evento ha superato il precedente del 13 gennaio 2009, mostrando analogie con il caso del 17 gennaio 1985. Ma, da allora, l'improvvida espansione urbana a ridosso del mare e l'alterazione degli equilibri naturali (e di conseguenza delle difese) dei litorali ne ha incrementato la vulnerabilità.

Peraltro, a parità di forzanti meteorologici e astronomici, l'aumento del livello medio del mare a causa del riscaldamento globale (+3,7 mm/anno nel Mediterraneo nel periodo 2006-2018, fonte EEA) rende sempre più impattanti le tempeste e le mareggiate sulle zone costiere.


La mareggiata associata alla tempesta "Harry" ha gravemente compromesso la viabilità litoranea nel Cagliaritano.
 

Devastazioni causate dalla mareggiata sulle coste intorno a Catania
(dalla pagina FB Sicily World).


I totali di precipitazione sono stati esorbitanti sulle zone più soggette allo sbarramento orografico dei venti forti e umidi da Levante, diffusamente superiori a 300 mm in 4 giorni (dal 18 al 21 gennaio) sui versanti orientali di Sardegna, Sicilia e Calabria. A titolo di esempio citiamo i 550 mm di Gairo-Genna Tuvara (Ogliastra, Rete Fiduciaria Protezione Civile Sardegna), i 523 mm di Fondachelli (tra i monti Peloritani e i Nebrodi, Messina; Rete Prot. Civ. Sicilia) e i 583 mm di San Sostene Alaco (versante ionico delle Serre calabresi, Catanzaro; Rete Centro Funzionale Multirischi Reg. Calabria).

Oltre a grandi quantità di vapore acqueo, le correnti orientali hanno anche trasportato aria relativamente fredda. Il limite pioggia-neve si è abbassato intorno ai 1500 m sull'Etna, e copiose nevicate sono avvenute a quote superiori: al Rifugio Citelli (1741 m, lato orientale del vulcano) 110 cm di neve fresca sono scesi tra il 19 e il 21 gennaio, con spessore massimo al suolo intorno a 120 cm (Rete Prot. Civ. Sicilia), e probabilmente oltre due metri di neve fresca sono caduti sui versanti più elevati. Sui monti della Calabria, si segnalano apporti fin superiori a mezzo metro già a quote intorno a 1500 m.

Sempre a proposito di Etna, è rilevante notare anche il fortissimo gradiente di precipitazioni che si è stabilito tra il versante ionico, esposto allo sbarramento orografico da Est (>300-500 mm), e la zona pedemontana occidentale, sottovento (appena 20-40 mm nel settore a Ovest di Bronte).

Riguardo al vento, il SIAS segnala che il 20 gennaio è stata la giornata più ventosa alla scala regionale siciliana dall'inizio delle misure della propria rete automatica nel 2002, con una velocità media giornaliera di 19,5 km/h, benché "solo" cinque stazioni abbiano registrato dei record locali di massima velocità del vento (tra cui Calascibetta nell'Ennese, con 107 km/h). La raffica più elevata sull'isola è stata misurata a Novara di Sicilia, sui rilievi messinesi (130 km/h), pur senza superare il primato locale del 12 novembre 2019 (188 km/h).

Questa immagine del satellite Copernicus Sentinel-1, acquisita il 20 gennaio 2026 alle 05:04 UTC, mostra la superficie marina modulata dal vento impetuoso da E-SE nel Tirreno meridionale durante il passaggio della tempesta. L'intensità della retrodiffusione radar varia notevolmente: tra condizioni più calme vicino alle coste della Sicilia settentrionale e del Sud Italia peninsulare, parzialmente riparate dai rilievi a orografia complessa, e una marcata rugosità superficiale dovuta alla violenta burrasca al largo. Intorno alle Eolie le interazioni del vento con i rilievi insulari sono particolarmente dinamiche: le isole interrompono il flusso, generando sia turbolenze sia zone riparate sottovento (a Ovest).
Fonte: European Union, Copernicus Sentinel-1.
 

Alle sue spalle la tempesta ha lasciato un bilancio di danni particolarmente gravoso (stima preliminare di mezzo miliardo di euro solo in Sicilia), ma quanto meno non ci sono state vittime: un risultato a cui hanno contribuito senza dubbio la corretta previsione (con alcuni giorni di anticipo) delle eccezionali condizioni meteo-marine, e l'efficace allertamento delle autorità e della popolazione da parte dei centri funzionali regionali e del Dipartimento Protezione Civile.



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