DOVE MI TROVO:  Nimbus Web » Glaciologia» Misure neve 2026 al ghiacciaio Ciardoney

   


GHIACCIAIO CIARDONEY (GRAN PARADISO), STAGIONE NEVOSA 2025-26 PENALIZZATA DA UNA PRIMAVERA CALDA E SECCA

Testo di Daniele Cat Berro (SMI),fotografie di Michele Filipucci (AltraQuota – POW Italy), Gabriele Savio e Daniele Cat Berro (SMI)
1 giugno 2026

Venerdì 29 maggio 2026 gli operatori della Società Meteorologica Italiana hanno condotto i consueti rilievi di spessore e densità del manto nevoso per la determinazione del bilancio invernale sul Ghiacciaio Ciardoney (Valle Soana, Gran Paradiso), in collaborazione con IREN Energia che ha concesso il consueto supporto logistico alle operazioni, Arpa Piemonte e l'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, nel quadro delle campagne di misura della Fondazione Glaciologica Italiana. Alla giornata di lavori ha partecipato, per la prima volta, anche un nutrito gruppo di dottorandi e ricercatori del Politecnico di Torino, specializzati in temi idrologici e di recente riunitisi nell’associazione di ricerca AltraQuota.
 

 
Fig. 1. Ghiacciaio Ciardoney, 29 maggio 2026: misure di spessore nevoso tramite sonda da valanga. In media lo strato di neve rimasto dall’inverno 2025-26, al termine della stagione di accumulo, risultava spesso circa 240 cm ed equivalente a una lama d’acqua di 1130 mm.

I rilievi nivologici sul ghiacciaio e la manutenzione della stazione meteorologica sulla piana proglaciale (2850 m) sono avvenuti in una giornata irregolarmente nuvolosa per rapida formazione mattutina di Cumuli e Stratocumuli dopo un’alba serena (situazione che tuttavia non ha penalizzato i lavori). L’atmosfera era ancora calda (Tmax 16,0 °C a 2850 m) anche se non più ai livelli eccezionali dei giorni precedenti, durante i quali - sotto un robusto anticiclone nord-africano stazionario sull’Europa - era precocemente cominciata la fusione nivale alla quota del ghiacciaio, complice anche la totale assenza di rigelo notturno della neve (Tmin di ben 6,9 °C il 28 maggio, giorno precedente le misure).
Le misure di spessore nevoso con sonda da valanga sono state effettuate dal Colle Ciardoney (circa 3120 m) alla fronte (2900 m) in 24 punti georeferenziati tramite GPS e distribuiti nelle quattro fasce altimetriche in cui è ripartito il ghiacciaio (Fig. 6), transitando per i siti delle cinque paline ablatometriche che in settembre permettono di valutare le perdite di spessore di ghiaccio.

Il prelievo dei campioni di neve tramite carotatore “Valtecne” e la loro pesatura con dinamometro digitale per ottenere la densità del manto nevoso sono stati condotti come di consueto in due punti, al Colle Ciardoney e nel settore mediano del ghiacciaio.


Fig. 2. Veduta aerea del bacino del Ciardoney al primo mattino del 29 maggio 2026: sulla piana proglaciale la neve in precoce fusione comincia a liberare il suolo detritico in prossimità delle dorsali in rilievo; già si notano le tracce dell’attivazione del torrente ablatore nei giorni precedenti, con trasporto e deposizione di sedimento sopra la neve nelle fasi di ostruzione al deflusso da parte del manto nevoso, mano a mano che l’apertura del canale torrentizio si propagava verso valle.

Autunno 2025 secco, inverno nevoso, primavera 2026 calda e povera di precipitazioni: accumulo di neve complessivamente modesto e precoce avvio della fusione a fine maggio

Malgrado un inverno piuttosto ricco di nevicate tra metà dicembre 2025 e metà marzo 2026 (rilevanti gli episodi del 23-26 dicembre e 14-15 marzo), l’accumulo complessivo di neve sul ghiacciaio durante la stagione di alimentazione è stato penalizzato dalla scarsità di precipitazioni autunnali e primaverili, cui si sono associate temperature molto elevate in aprile (ma ragionevolmente non ancora associate a fusione significativa a quote di 3000 m) e soprattutto nella terza decade di maggio. Quest’ultimo periodo ha sperimentato un’ondata di caldo eccezionale per precocità, intensità e durata, causa dell’avvio della fusione nivale sul ghiacciaio, come testimoniava l’attivazione del torrente ablatore a valle della fronte con
2-3 settimane di anticipo rispetto al solito (andamento neve alla stazione meteorologica in Fig. 3).


Fig. 3. Salvo le precoci e copiose nevicate del 24-26 settembre 2025 (40 cm), all’asta nivometrica presso la stazione meteorologica della piana proglaciale (2850 m) la stagione di innevamento 2025-26 è cominciata con un autunno assai povero di precipitazioni, tanto che fino alla metà di dicembre lo spessore nevoso era inferiore a 50 cm. Successive nevicate nel corso dell’inverno hanno riportato l’altezza neve intorno alla media del periodo 2012-2025, con un picco stagionale di spessore di 240 cm in occasione della nevicata estrema del 14-15 marzo 2026 (ben 115 cm caduti in 24 ore). Ma dalla fine di marzo in poi il tempo secco è tornato a prevalere, le consuete e intense precipitazioni di aprile e maggio sono mancate, inoltre con l’eccezionale ondata di caldo della terza decade di maggio la fusione nivale è cominciata, rapida e precoce.

Così il 29 maggio 2026, giorno dei rilievi sul ghiacciaio, all’asta nivometrica non restavano che 70 cm di neve, a fronte di una media 2013-2025 di 193 cm a questa data (anomalia: -64%). Il grafico comprende i dati fino al 31 maggio 2026, giorno in cui il manto era ulteriormente sceso a 50 cm (intensificando l’anomalia fino a -73%). Solo nel 2022 la situazione era ancora più magra in termini di innevamento a fine maggio, essendo la neve ormai completamente fusa alla stazione meteorologica.

 

Lo spessore medio della neve sul ghiacciaio al sopralluogo del 29 maggio 2026 era di 240 cm (media di 24 rilievi), con massimo di 370 cm al Colle Ciardoney e minimo di 95 cm nel settore mediano in prossimità della palina n. 4. Come di consueto, gli spessori tornavano ad aumentare lungo il pendio frontale (200-300 cm), il cui profilo più concavo e incassato favorisce accumuli di origine eolica e valanghiva (Fig. 6).
La data variabile di esecuzione dei rilievi nivologici nella serie dal 1992 (tra il 25 maggio e il 23 giugno, con metà dei sopralluoghi collocati nella prima decade di giugno) richiede cautela nelle considerazioni climatologiche. Tuttavia è interessante notare come il valore medio di 240 cm si collochi nel terzile inferiore della distribuzione statistica, nonostante la campagna di misure 2026 sia avvenuta in una delle date più anticipate (29 maggio) in 35 anni di rilievi, a ulteriore conferma della mediocrità degli accumuli nevosi complessivi della stagione 2025-26 (Fig. 8).


Figg. 4-5. Il gruppo di lavoro dedito ai rilievi nivologici al Colle Ciardoney (in alto) e lungo il plateau superiore del ghiacciaio (qui sopra). Il soleggiamento è limitato da folte nubi cumuliformi, tuttavia la visibilità resta buona salvo temporanei intervalli di nebbia.


Fig. 6. Distribuzione dei rilievi di spessore nevoso (cm) del 29 maggio 2026, e spessori medi calcolati per le quattro fasce altimetriche omogenee in cui il ghiacciaio è suddiviso per i calcoli del volume d’acqua immagazzinato nella neve (SWE, Snow Water Equivalent). Le misure di spessore e densità della neve vengono eseguite lungo un transetto per lo più assiale lungo il ghiacciaio, ritenuto rappresentativo, mentre non vengono effettuate sui settori più laterali e in particolare in destra orografica, data l’acclività dei versanti e l’esposizione a scariche di massi. Elaborazione: Walter Alberto, Arpa Piemonte.


Fig. 7. Manto nevoso ridotto a pochi decimetri e fusione già attiva sulla piana proglaciale.

Fig. 8. Serie degli spessori medi del manto nevoso rilevati sul ghiacciaio durante il sopralluogo di fine primavera. Attenzione: la data è mobile, poiché - a causa di fattori meteorologici e logistici - non è possibile organizzare la missione sempre nello stesso giorno dell'anno. La data mediana di rilevamento è il 6 giugno, e nel 51% dei casi è caduta nella prima decade del mese. Gli estremi del periodo di calendario sono il 26 maggio (1993, sopralluogo più precoce) e il 23 giugno (2008, sopralluogo più tardivo). Per quanto affetta da questa disomogeneità, la serie dà comunque un'idea della situazione nivometrica al termine della stagione di accumulo. Gli anni con gli spessori medi rispettivamente più elevato e più scarso, peraltro in date molto vicine, sono il 2001 (510 cm) e il 2022 (104 cm). Anche considerata la data piuttosto precoce rispetto al consueto, il valor medio di 240 cm riscontrato il 29 maggio 2026 colloca l’altezza neve a fine stagione di accumulo nel gruppo delle più scarse della serie. I rilievi sono avvenuti in fase con l'avvio della fusione nivale.
 

Equivalente in acqua del manto nevoso sul ghiacciaio: 1130 mm, sotto media del 32%, terzo valore più scarso del periodo dal 2012 in poi
 

La pesatura dei campioni di neve lungo tutto il profilo del manto (Figg. 9-13), ormai umidificato in tutto il suo spessore, ha rivelato densità di 643 kg/m3 al Colle Ciardoney (valore utilizzato per la ristretta fascia di ghiacciaio intorno al Colle, caratterizzata da intenso rimaneggiamento del manto nevoso e tenaci croste interne) e 451 kg/m3 nel settore mediano presso la palina n. 3 (valore applicato alle restanti fasce di riferimento del ghiacciaio).
Di conseguenza l'accumulo specifico, ponderato sull'intera superficie glaciale (0,46 km2 nel 2023, anno dell’ultimo rilievo fotogrammetrico) risulta di 1130 mm di acqua equivalente, pari a un volume idrico immagazzinato dell’ordine di 520.000 m3 (come circa duecento piscine olimpioniche). Limitando l’analisi agli accumuli in equivalente d’acqua ottenuti con il più performante carotiere “Valtecne” (utilizzato dal 2012), si tratta del terzo valore più scarso dopo i casi del 2022 (390 mm) e 2012 (730 mm), in deficit del 32% rispetto alla media 2012-2025 (1659 mm) (Fig. 14).
Il Ghiacciaio Ciardoney si affaccia dunque alla stagione estiva di fusione con una dotazione di neve modesta, che potrà essere rapidamente asportata dai calori estivi predisponendo condizioni favorevoli a nuove e marcate perdite di massa glaciale. Ma di questo riparleremo a settembre.
Peraltro la situazione è anche peggiore sulle Alpi centro-orientali, dove sono mancate rilevanti nevicate non solo tardo autunnali e primaverili, ma – a differenza delle Alpi occidentali – anche invernali.


Figg. 9-10. Prelievo dei campioni di manto nevoso tramite carotatore “Valtecne” al Colle Ciardoney: qui, spessore neve di 370 cm e densità di 643 kg/m3.

Figg. 11-12-13. Estrazione e pesatura dei campioni di manto nevoso al Colle Ciardoney, e il gruppo dei rilievi nivologici al completo: da sinistra, Michele Filippucci, Maria Elena Alfano e Flavia Marini (AltraQuota), Walter Alberto (Arpa Piemonte), Marco Perelli (IREN Energia), Gianpaolo Palladino (guardaparco PNGP), Daniele Cat Berro (SMI), Nike Chiesa Turiano, Luigi Cafiero, Vittorio Giordano e Andrea Vito Vacca (AltraQuota).
 

Fig. 14. Serie degli accumuli invernali specifici sul Ghiacciaio Ciardoney, espressi in mm di lama d’acqua equivalente, nelle stagioni idrologiche dal 1991-92: il valore di 1130 mm del 2025-26 si colloca al di sotto della media (-32%) del periodo di misura omogeneo 2012-2025 (1659 mm), e al terzo posto tra i più modesti in questo intervallo (l'utilizzo nel tempo di tubi carotatori con caratteristiche diverse potrebbe aver introdotto disomogeneità nella serie degli accumuli invernali, con possibili sottostime in alcune annate antecedenti il 2012, anno di adozione dell'ottimo carotatore "Valtecne"). Eventuali disomogeneità nella valutazione degli accumuli invernali in ogni caso non inficiano la stima del bilancio complessivo, che dipende dalla misura della sporgenza dal ghiaccio delle paline ablatometriche a metà settembre.
 

Manutenzione della stazione meteorologica e ripristino della webcam

Mentre il gruppo principale di operatori era impegnato nei rilievi nivologici, Alessio Golzio e Gabriele Savio (SMI) si sono dedicati alla manutenzione della stazione meteorologica automatica a 2850 m nella piana di fronte al ghiacciaio (sempre in ottime condizioni di operatività) e soprattutto al ripristino della webcam, che a causa del guasto di un elemento elettronico non registrava né trasmetteva immagini dal 26 marzo 2026. Quanto meno il buon funzionamento del nivometro automatico a ultrasuoni ha permesso di rimediare alla lacuna di due mesi nelle teleosservazioni da webcam dell’altezza neve in corrispondenza dell’asta nivometrica.
Nel corso dell’inverno la temperatura dell’aria è scesa a un minimo di -19,3 °C il 6 gennaio 2026, valore modesto in relazione alla quota di 2850 m e ben distante dal minimo assoluto della serie di misure dal 2010 (-28,8 °C il 27 febbraio 2018). Notevole la raffica di vento di 141 km/h da Ovest registrata il 10 gennaio 2026.
 

Fig. 15. A lato, Alessio Golzio durante la manutenzione della stazione meteorologica “Campbell”.

Fig. 16. In alto, il sensore a ultrasuoni del nivometro automatico e, sullo sfondo, l’asta nivometrica per la teleosservazione da webcam dell’altezza neve. La correlazione tra i dati ottenuti con i due metodi è molto elevata (r2 = 0,98 negli ultimi due inverni), pur con valori di solito leggermente inferiori al sensore automatico rispetto all’asta, e garantisce la ridondanza di misure in caso di avaria di uno dei due sistemi.

Fig. 17. La piana proglaciale nell’immagine webcam del 31 maggio 2026 (h 09:06): in corrispondenza del masso su cui è installata l’asta nivometrica rimane uno strato di neve di appena 50 cm circa.
 

Fig. 18. Serie degli spessori della neve alla stazione meteorologica dal 2013 in poi, il 29 maggio (giorno dei rilievi nivologici per la determinazione del bilancio invernale nel 2026): i 70 cm di manto nevoso che coprivano il suolo durante il recente sopralluogo costituiscono il secondo valore più scarso per un 29 maggio dopo il caso record del 2022 in cui la neve, in chiusura della primavera meteorologica, era già del tutto scomparsa.
 

Fig. 19. Il gruppo di lavoro al completo (13 operatori) al termine della giornata di rilievi, durante la discesa al casotto di sorveglianza PNGP della Muanda di Forzo (2292 m).
Da sinistra a destra, in piedi, Walter Alberto (Arpa Piemonte), Gabriele Savio (SMI), Gianpaolo Palladino (guardaparco PNGP), Alessio Golzio (SMI/Arpa Piemonte), Flavia Marini, Andrea Vito Vacca e Michele Filippucci (AltraQuota), e Marco Perelli (IREN Energia); seduti, Maria Elena Alfano, Luigi Cafiero, Vittorio Giordano e Nike Chiesa Turiano (AltraQuota), Daniele Cat Berro (SMI).

 
SOSTIENI LE MISURE SUL GHIACCIAIO CIARDONEY
CON IL 5XMILLE ALLA SMI: C.F. 97604160016


Torna indietro

Guida al   sito    |    Contattaci    |    Segnala il sito    |   Credits    |   Copyrights