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INAUGURATO IN ANTARTIDE IL "SANTUARIO"
DEL GHIACCIO PER LO STUDIO DEL CLIMA PASSATO

Mercoledì 14 gennaio 2026

Daniele Cat Berro, SMI - Redazione Nimbus


Oggi, 14 gennaio, presso la base scientifica italo-francese "Concordia" nel cuore della calotta dell'Antartide orientale, è stato inaugurato con un evento in diretta web per istituzioni, scienziati e giornalisti l'Ice Memory Sanctuary: si tratta di uno straordinario deposito destinato a conservare a lungo termine le carote di ghiaccio estratte da ghiacciai di svariate catene montuose del mondo nel quadro del progetto Ice Memory, prima che il riscaldamento atmosferico li faccia estinguere o che l'acqua di fusione penetri in profondità corrompendo la memoria climatica del passato che contengono, come già riscontrato in alcune perforazioni glaciali recenti anche a 4000 m sulle Alpi e nell'Artico norvegese (isole Svalbard).

Cassoni contenenti le carote di ghiaccio, conservate a -55 °C
all'interno della galleria dell'Ice Memory Sanctuary
(foto Gaetano Maccrì, PNRA/IPEV).


A 1670 km dal Polo Sud e a 3233 m di quota, con temperature medie annue prossime a -50 °C, i preziosi campioni di ghiaccio potranno essere conservati senza necessità di impianti di refrigerazione, dunque con esigenze energetiche zero e senza preoccupazioni per eventuali guasti tecnici, al riparo dal riscaldamento globale e (si spera) da conflitti e rivendicazioni territoriali in virtù del Trattato Antartico siglato nel 1959, che rende il "continente bianco" un luogo unico di collaborazione pacifica tra i Paesi del mondo.

Questa sorta di "glacioteca" consiste in una galleria lunga 35 m, larga 5 m, e scavata nella neve compatta a 5 m di profondità, con una temperatura costante di -55 °C al suo interno. I suoi parametri ambientali e strutturali vengono regolarmente monitorati, e si stima che (dato il modestissimo tasso di accumulo annuale di neve nuova) possa restare in esercizio per quasi un secolo, prima che sia necessario lo scavo di una nuova galleria.

Primo test di scavo dell'Ice Memory Sanctuary
(foto Rocco Ascione, PNRA/IPEV).

Trincea di accesso e porta di ingresso dell'Ice Memory Sanctuary
(foto Gaetano Maccrì, PNRA/IPEV).
 

Nelle settimane scorse, dopo un lungo viaggio a bordo della nave oceanografica italiana "Laura Bassi" da Trieste alla base Mario Zucchelli, e poi via aerea fino a Concordia, sono giunti i primi due set di carote, estratti sulle Alpi e precisamente nel 2016 al Col du Dôme (4300 m, Monte Bianco) e nel 2025 sul Grand Combin (4100 m): i cassoni contenenti i campioni di ghiaccio sono stati trasportati all'interno della galleria proprio durante la diretta web dell'inaugurazione. Gli altri otto set di carote di questo genere estratti finora tramite il progetto Ice Memory (e attualmente conservati per lo più nei laboratori di Venezia e Grenoble) verranno stoccati in questo "santuario" di ghiaccio entro i prossimi anni.

Saranno così a disposizione delle prossime generazioni di scienziati che potranno analizzarne le caratteristiche fisico-chimiche per ricerche paleoclimatiche con tecniche ancora più evolute rispetto a quelle disponibili oggi (di ciascuna "carota" destinata allo stoccaggio in Antartide esiste anche una sorella gemella che è già stata analizzata, o è in via di analisi, nei laboratori europei).

L'iniziativa è merito della Ice Memory Foundation e dei suoi partner fondatori italiani (Cnr-Istituto di Scienze Polari, Università Ca’ Foscari di Venezia) e francesi (CNRS, IRD e Université Grenoble Alpes), e beneficia sia di finanziamenti pubblici sia della generosità di organizzazioni filantropiche, inserendosi nel "Decennio di azione per le scienze della criosfera 2025-2034" proclamato dalle Nazioni Unite.

Studiare il clima e la composizione atmosferica del passato tramite gli archivi glaciali non è un'operazione fine a sé stessa, ma è un passo fondamentale per migliorare i modelli di previsione di un clima futuro che si annuncia molto problematico.

Per saperne di più sulla storia della scienza delle carote di ghiaccio e sul progetto Ice Memory, suggeriamo l'acquisto del numero 93 della nostra rivista Nimbus.


 

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