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DOMANI "ERA" BEL TEMPO
VARIAZIONI SUL TEMPO-CHE-FA
Cyprien M.
Il Nuovo Melangolo , 2005
126 pagine, bianco/nero, no illustrazioni,
cop. in brossura, dim. 10.5 x 16 cm .
€8 
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UN ESTRATTO

OUVERTURE, OVVERO DEL PRINCIPIO DI PERMANENZA
Paradossi
In principio era la fame, la sete, la violenza degli animali predatori, erano le forze della natura, i fenomeni piovuti dal cielo con tutto il loro seguito di conseguenze terrestri, di cose percepite, epidermiche, sperimentate fisicamente e psicologicamente terrificanti.
In principio, prima ancora che avesse un nome, era la meteorologia, talvolta benevola e clemente, ta1altra crudele e violenta, omicida.
In principio era il tempo-che-fa.

E, dal principio, il tempo-che-fa, questa nozione così banale, così comune, così ordinaria, ci rivela la sua permanenza, la sua necessaria presenza. Ci pone nell'impossibilità di ignorarla, di svincolarcene, di sottrarci ad essa, di escluderla dal nostro orizzonte. Disprezzarla non serve. Se avesse una coscienza (sia essa divina o diabolica, o più probabilmente le due cose insieme, come Dio stesso, se esiste), riderebbe del nostro disprezzo, lei che, senza combattere, ha sempre il sopravvento.

Saprebbe che anche i più ostinati e i più arroganti finirebbero col parlare di lei e col prendere atto, malgrado tutto, della sua esistenza; finirebbero perfino col temerla, forse, anzi sicuramente, quando la tempesta scoperchierà loro il tetto, l'acqua inonderà la loro casa, o gli alberi caduti sulla strada fermeranno la loro macchina e sconvolgeranno il loro uso del tempo così ben programmato.

La cosa irritante è che il tempo-che-fa possiede tutte le caratteristiche di un luogo comune, che però insudicia la pelle e vi si appiccica, come un nebbione londinese. Esso sfida l'essere umano con la semplice evidenza del suo essere presente sempre, dappertutto, con o contro i venti e le maree. E d'altronde non si accontenta di essere un luogo comune, spinge anche alla creazione di altri luoghi comuni che a lui fanno riferimento: fare il bello e il cattivo tempo, dire parole al vento, domani farà bello, la quiete dopo la tempesta ...

Fino a qualche anno fa, si poteva credere che il tempo-che-fa la mattina quando ci svegliamo ancora non dipendesse né dalla buona volontà dei potenti, né dal nostro voto sulla scheda elettorale, né dalla nostra complicità attiva o passiva con le miserie della condizione umana. Nel suo assoluto, potevamo credere che esso si sottraesse agli scandali finanziari, agli intrighi politici, ai rapporti di forze che mettono continuamente in agitazione le masse, semplicemente perché, venendo dal cielo, se ne infischiava dei nostri calcoli meschini. Ma più recenti studi attribuiscono alle attività umane influenze nefaste sui venti, sulle piogge, sui raggi di sole. Il metabolismo celeste ne sarebbe fortemente disturbato: e ci sarebbe perfino da aspettarsi, come sussurra qualcuno, che prima o poi un qualche dottor Stranamore scateni una guerra climatologica …

Ciò che inoltre può irritare, nel tempo-che-fa, è la serie dei paradossi nei quali è solito impelagarsi. Onnipresente, ma fuggevole e inafferrabile, reca con sé tutte le contraddizioni, fornisce generosamente lo spunto ai confronti dialettici più triti, e perciò più durevoli: sacro e profano, serietà e frivolezza, conoscenza e credenza, regola e casualità. Volentieri esso apre la via alle speculazioni, alle divagazioni, alle variazioni più disparate, compiacentemente si presta ai collegamenti e alle giravolte tematiche, ai concatenamenti e ai ragionamenti fatti saltando di palo in frasca.…continua sul libro

 

 

 

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