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2-3 OTTOBRE 2020, PIOGGE E SCIROCCO ECCEZIONALI, ALLUVIONE AL NORD-OVEST ITALIANO

Valentina Acordon, Claudio Castellano, Daniele Cat Berro, Luca Mercalli
6 ottobre 2020
 

Il Vermenagna è "un torrente fangoso
che scende con acque tumultuose
dalle pendici del Colle
[di Tenda],
con terribile e spaventoso rombo trascinando
con sé immensi massi ... provoca danni ingenti ...
sebbene gli abitanti della valle abbiano fatto
quanto era in loro potere per evitarlo".

J. F. Albanis de Beaumont,
Travels through the Alps
, 1795




Sabato 3 ottobre 2020: erosioni spondali di un rio affluente del Vermenagna, in piena straordinaria, compromettono nella notte precedente un'abitazione a Limone Piemonte, località tra le più funestate dagli effetti delle piogge alluvionali al Nord-Ovest italiano. L'edificio, come altri, si trovava tuttavia in una posizione chiaramente a rischio alluvionale, a dispetto di quanto scriveva oltre due secoli fa Albanis de Beaumont nella citazione utilizzata come esergo di questo articolo (f. Giorgio Bernardi,
Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).


Come lascia intuire la citazione del geografo e ingegnere savoiardo Albanis de Beaumont, oltre alle fitte cronache documentarie degli ultimi secoli, le alluvioni fanno comunemente parte della storia delle Alpi, tuttavia l'episodio del 2-3 ottobre 2020 tra il Nord-Ovest italiano e l'entroterra di Nizza (valli Roia, Vésubie, Var), ha stupito per la gravità degli effetti innescati - con rapidità rarissima a vedersi su così vasti territori - da 24-30 ore di piogge straordinarie che hanno superato i 400-500 mm in varie località tra Alpi Marittime e Liguri, e tra Biellese, Sesia e Verbano (dettagli più avanti).
 

La situazione meteorologica:
imponente flusso caldo-umido mediterreneo
pilotato dalla tempesta atlantica "Alex" (o Brigitte)

Un evento piovoso di stampo mediterraneo di eccezionale intensità ha coinvolto il Nord-Ovest italiano tra la ore centrali di venerdì 2 ottobre e la notte su sabatp 3 ottobre 2020.
Si è trattato di un evento perturbato associato alla tempesta atlantica battezzata Alex secondo la nuova nomenclatura delle burrasche invernali concordata tra le agenzie meteorologiche di Belgio, Francia, Spagna e Portogallo, mentre secondo la lista annua di nomi definiti con regolarità dal 1954 dall'Istituto di Meteorologia dell'Università di Berlino, si tratterebbe di Brigitte.



Spettacolare immagine della tempesta Alex/Brigitte ripresa alle
h 12:48 UTC di venerdì 2 ottobre 2020 dal satellite NASA - Suomi NPP, sensore VIIRS (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite). L'estesa nuvolosità del settore caldo del sistema frontale si estende dall'entroterra algerino, alle Alpi, su fino alla Manica e alla Bretagna, dove si invortica intorno al profondo minimo di pressione, in quel momento inferiore a 980 hPa. Proprio in quelle ore l'intenso flusso umido meridionale comincia a tradursi in violente precipitazioni sulle zone più esposte allo sbarramento da Sud, ovvero le Alpi Marittime e Liguri (specie i versanti rivolti verso il mare), e i rilievi dal Biellese all'Ossola e al Verbano.


La violenta burrasca aveva già interessato con venti tempestosi il Nord-Ovest della Francia tra l'1 e il 2 ottobre. Si è generata in Atlantico con una ciclogenesi di tipo esplosivo, associata a un repentino calo della pressione atmosferica al suolo (anche superiore ai 24 hPa in 24 ore, fino a scendere a 970 hPa sulla Bretagna); tali dinamiche prendono origine dalla presenza di una potente corrente a getto la cui ondulazione ha poi interessato anche le Alpi occidentali proprio nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2020.

Analisi della pressione (isobare) e dei fronti al suolo alle h 00 UTC del 3 ottobre 2020, all'apice dei fenomeni che hanno colpito il NW italiano (clicca l'immagine per ingrandirla). Il centro della profonda depressione, battezzata "Brigitte" dall'Istituto di Meteorologia della Libera Università di Berlino, trasla temporaneamente un po' più a Sud, dalla Bretagna verso la Charente-Maritime, esponendo il Nord-Ovest italiano a un ulteriore rinforzo dei venti umidi meridionali. Nelle ore seguenti, tra il 3 il 4 ottobre, il minimo barico risalirà verso le isole britanniche allentando gli effetti sul Nord Italia (fonte: Deutscher Wetterdienst).

La formazione e lo sviluppo della depressione Alex (Brigitte) si sono inseriti all’interno di un’ampia ondulazione della corrente a getto nell’alta troposfera associata ad un intenso jet streak, zona di accelerazione dei venti con velocità medie superiori ai 200 km/h intorno ai 9000 m di quota.

In particolare tra il pomeriggio di venerdì 2 ottobre e il primo mattino di sabato 3, il Sud della Francia e successivamente il Nord-Ovest italiano si sono venuti a trovare per ore nel settore di uscita del jet streak, una zona caratterizzata da una netta divergenza delle correnti in quota e quindi da forti moti ascensionali delle masse d’aria negli strati sottostanti. Questa condizione, unitamente a un marcato wind-shear e a fenomeni di convergenza al suolo (meno evidenti in questo episodio), è tra i fattori di rischio per l’innesco e il mantenimento di violenti fenomeni temporaleschi autorigenerantisi, in grado di scaricare enormi quantità di precipitazioni per più ore su porzioni relativamente limitate di territorio.

E’ quanto è accaduto sul versante francese, dove le vallate del Var e delle Alpes Maritimes, e per estensione le alte vallate del Cuneese, sono state interessate dal pomeriggio di venerdì 2 da linee temporalesche organizzate e persistenti, in misura minore sul Piemonte settentrionale dove i temporali autorigenerantisi propriamente detti sono stati meno evidenti. In ogni caso la presenza del jet streak in quota, accentuando i moti ascensionali già marcati per il forte effetto di sbarramento delle correnti da Sud/Sud-Est ad opera dei rilievi dal Biellese al Verbano, ha contribuito ad incrementare l’intensità delle precipitazioni portando a picchi di oltre 450 mm di pioggia in poche ore (in figura streamlines e velocità del vento a 300 hPa prevista alle 06 UTC del 03.10.2020. Modello ECMWF, run delle h 00 UTC del 02.10.2020, via kachelmannwetter.com).



Intorno al minimo di Alex/Brigitte si è formato il primo sistema frontale che ha portato piogge estese fin sulla Francia orientale, in special modo sul Sud-Est francese, e dalle ore centrali di venerdì 2 ottobre si è propagato anche al Nord-Ovest italiano. Il flusso tempestoso meridionale, tiepido e umido, ha generato una situazione di forte sbarramento orografico al Sud delle Alpi e lungo i contrafforti montani dalle Alpi Marittime all'Appennino Ligure, direttamente esposti all'impetuoso vento dal Mediterraneo, incentivando le precipitazioni.

Spesso in tali situazioni parte del basso Piemonte resta in ombra pluviometrica, sottovento alla cresta principale, alta in più punti oltre 2500-3000 m, che dal Colle della Maddalena corre verso il Col di Tenda e i gruppi Marguareis-Mongioie-Antoroto (tra Monregalese e Val Tanaro).

Ma quando il flusso di venti in quota è tempestoso, precipitazioni anche consistenti possono oltrepassare di alcuni chilometri il crinale, apportando così ingenti quantità di precipitazioni anche sugli alti bacini piemontesi delle Alpi Marittime e Liguri (Gesso, Vermenagna, Pesio, Corsaglia).

Peculiarità di questo episodio alluvionale è stata quella di unire caratteristiche di classico stampo autunnale sulle regioni alpine e sulla Pianura Padana, con piogge intense e diffuse e nevicate solo a quote elevate (3000-3200 m nella fase culminante), a caratteri più tipicamente mediterranei con fenomeni convettivi intensi e stazionari, a cui concorre tra settembre e novembre il contributo delle acque marine ancora calde al termine della stagione estiva (1-2 °C sopra media a inizio ottobre).

In questo contesto perturbato, con piogge intense e diffuse da sbarramento orografico, si sono così inseriti nuclei temporaleschi, talora persistenti e rigeneranti, che hanno contribuito a portare picchi di precipitazioni eccezionali e localmente senza precedenti.

 
         
 2 ottobre 2020, h 06 UTC                       2 ottobre 2020, h 12 UTC

 
            2 ottobre 2020, h 18 UTC                       3 ottobre 2020, h 00 UTC

 
            3 ottobre 2020, h 06 UTC                       3 ottobre 2020, h 12 UTC

  Sequenza di immagini satellitari nel canale Air Mass B/W (fonte: Eumetsat), a cadenza di 6 ore durante la fase centrale dell'evento (clicca sulle immagini per ingrandire). Si notano le bande nuvolose spiraleggianti intorno al centro della depressione Alex/Brigitte presso la Bretagna, dapprima ben organizzate fino alla notte tra il 2 e il 3 ottobre (risalita di piogge e nuclei temporaleschi dal mare ligure e nizzardo verso Nord), poi più frammentate. Al mattino del 3 ottobre il corpo nuvoloso principale abbandona il Nord-Ovest italiano e le piogge finalmente cessano, salvo riprendere temporaneamente in seguito, nonché domenica 4 ottobre, ma con diffusione e intensità decisamente inferiori.

 
Un evento in generale ben previsto, ma sulle Alpi Marittime
e Liguri non si immaginava tanto...

Dal punto di vista previsionale i modelli hanno ben delineato tempistiche e intensità dell'evento, sebbene con talune sottostime in alcuni settori. In particolare il modello ad area limitata Euro4 è stato quello più fedele, con una precisa localizzazione e previsione del picco di precipitazione previsto sul Nord Piemonte (accumuli previsti fino a circa 550 mm a cavallo tra Biellese e Sesia con il run - ovvero la "corsa" dei modelli al calcolatore - delle 00 UTC del 2 ottobre 2020).

Nettamente sottostimati invece, come in altri modelli, gli apporti pluviometrici previsti tra Alpi Marittime e Liguri, pur segnalando valori superiori ai 200 mm in 24 ore. E' probabile che tale sottostima sia stata determinata da un minore contributo della componente convettiva alla previsione, ma è da sottolineare che l'innesco di fenomeni temporaleschi estremi resta un limite modellistico ancora fisiologico. Molti modelli ad area limitata e globale evidenziavano inoltre un ruolo più significativo dell'ombra pluviometrica su pianure e colline tra Torinese, Cuneese e Astigiano (si noti la differenza previsionale tra il modello Euro4 e il modello svizzero).

Carta dei totali di precipitazione attesi al Nord-Ovest italiano in 39 ore, tra le h 02 locali del 2 ottobre e le 17 del 3 ottobre 2020. Il modello EURO-4 si è dimostrato il migliore nel cogliere la corretta distribuzione dei massimi pluviometrici (in particolare quelli del Biellese-Ossola-Verbano, circa 550 mm), nonché gli apporti relativamente copiosi anche nelle pianure torinesi e cuneesi che di solito, in queste situazioni di flusso da S o S-SW, rimangono maggiormente in "ombra" sottovento alle Alpi Liguri e Marittime, con apporti modesti, come peraltro indicavano - stavolta erroneamente - altri modelli (vedi figura successiva). Sottostimati sono stati invece i totali di pioggia delle Alpi Marittime: anziché 250-300 mm, ne sono caduti pure lì oltre 400-500 mm; ma d'altra parte, nonostante questo, la previsione già così era preoccupante a sufficienza da indurre le agenzie meteorologiche a emettere opportune allerte per la popolazione: arancione da parte di ARPA Piemonte (gialla solo sulle zone meno colpite tra Alpi Cozie, pianura torinese e cuneese), rossa da parte di ARPA Liguria (salvo sulla zona di Genova, arancione), rossa anche da parte di Météo-France per il dipartimento Alpes Maritimes, la zona in effetti più disastrata (Fonte: kachelmannwetter.com).


La carta del modello svizzero, per lo stesso intervallo di tempo, "vedeva" modeste precipitazioni tra Cuneo e Torino (anche < 10 mm, ombra pluviometrica), situazione che nella realtà è stata smentita da misurazioni estesamente di 50-70 mm sulle pianure centrali del Piemonte (Fonte: kachelmannwetter.com).


Tuttavia se si esclude l'individuazione dei picchi di precipitazione superiori ai 500 mm, che hanno interessato settori piuttosto delimitati tra Biellese e Verbano e sulle alte valli Gesso, Vermenagna e Tanaro, tutti i modelli hanno perfettamente delineato intensità, tempistiche e criticità del peggioramento, evidenziando correttamente le zone più esposte a rischio alluvionale.
 

Pannelli di allerta di ARPA Piemonte: per venerdì 2 ottobre era indicato un livello arancione (appena sotto il massimo, rosso) per tutta la regione salvo le pianure e colline tra Torino e Cuneo e i rilievi dall'alta Val Susa al Monviso (dove in effetti non ci sono stati danni e disagi di sorta). L'allerta arancione segnalava l'elevata probabilità di allagamenti e dissesti diffusi, che richiedevano la massima vigilanza e l'attivazione delle relative procedure di sicurezza sul territorio.


Piogge talora da record: 515 mm in 12 ore a Limone-Pancani, 645 mm in 24 ore in Valle Strona di Omegna ! In un giorno,
un terzo della precipitazione annua normale.

Le precipitazioni più consistenti e talora di portata storica hanno dunque riguardato i bacini di Cervo, Sesia, Strona di Omegna e Toce nel Piemonte settentrionale, e quelli tra l'alto Tanaro (inclusa la Valle Vermenagna) e l'entroterra Imperiese, oltre che quelli del Roia, della Vésubie e del Var in territorio francese. In queste zone si sono diffusamente superati i 400 mm, con punte di oltre 600 mm (stazioni di Val Strona-Sambughetto e Mergozzo-Candoglia, VB).
Al contrario, gran parte delle pianure e colline piemontesi (salvo Vercellese e Novarese), e delle Alpi tra Val Susa, Monviso e Val Maira, sono rimaste sotto i 100 mm, con ingrossamenti dei corsi d'acqua moderati.
La carta sotto (ARPA Piemonte) dà un colpo d'occhio della situazione, includendo anche i valori più modesti raccolti il 4 ottobre in una successiva fase piovosa che ha interessato soprattutto l'alto Piemonte.

Considerando i totali di 3 giorni dell'evento principale (1-3 ottobre 2020), dalle reti Arpa Piemonte, ARPA Liguria e Regione Autonoma Valle d'Aosta, che con le loro stazioni automatiche permettono un monitoraggio meteorologico capillare sul territorio, anche montano, segnaliamo i valori più importanti suddivisi per regione (intervallo di misura giornaliera h 00-24):

Piemonte
648,6 mm
a Sambughetto (Val Strona di Omegna, VB)
603,4 mm a Candoglia (fondovalle del Toce, VB)
597,8 mm a Piedicavallo (Valle Cervo, BI)
582,6 mm a Limone-Pancani (Valle Vermenagna, CN)
545,2 mm a Fobello (Val Mastallone/Val Sesia, VC)
483,6 mm a Oropa (BI)
448,2 mm a Bognanco-Pizzanco (Val Bognanco, Ossola, VB)

Liguria
395,0 mm a Poggio Fearza (Valle Arroscia, IM)
351,0 mm a Triora (*) (Valle Argentina, IM)
286,4 mm a Bargone (Val Petronio, GE)
285,8 mm a Pieve di Teco (Valle Arroscia, IM)

(*) il pluviometro ha smesso di registrare alle h 21 del 2 ottobre, per cui il totale potrebbe essere decisamente superiore.

Valle d'Aosta
285,8 mm a Lillianes-Granges (Valle di Gressoney)
267,8 mm a Pont Boset-Fournier (Valle di Champorcher)
249,2 mm a Donnas-Clapey (fondovalle allo sbocco in Piemonte)
235,8 mm a Cogne-Lillaz

Tuttavia si consideri che quasi ovunque la frazione più consistente di pioggia si è concentrata in gran parte in meno di 24 ore tra il mattino del 2 e la notte successiva, elemento che rende questi valori ancora più straordinari sul piano della portata storica dell'evento.

Alpes-Maritimes (Francia)
In 24 ore (o meno) per lo più nel corso di venerdì 2 ottobre 2020:
500,2 mm a Saint-Martin-Vésubie, record assoluto per la stazione e per tutto il Dipartimento Alpes-Maritimes (e lo sarebbe anche su intervalli di 48 e 72 ore!).
380,4 mm ad Andon (entroterra di Cannes)
343,0 mm a Tende (Val Roia)
335,5 mm a Coursegoules (entroterra di Antibes e Cagnes-sur-mer)
271,0 mm a Breil-sur-Roya
199,0 mm a Sospel (entroterra di Menton)
(Fonte, MétéoFrance).

 

Carta delle isoiete (linee che uniscono i punti con eguali precipitazioni) del periodo 1-4 ottobre 2020 in Piemonte. Si va dai massimi oltre 500 mm della Valle Cervo, Valle Strona di Omegna - basso Toce, e zona del Col di Tenda (stazione Limone-Pancani, punto singolo, nucleo nemmeno visualizzabile in cartografia), a minimi inferiori a 50 mm nelle alte valli Susa e Chisone e nell'Alessandrino orientale, al riparo dal flusso più umido meridionale (Fonte: ARPA Piemonte).

Carta delle isoiete ARPA Liguria riferite alle 24 ore tra le h 02 locali di venerdì 2 ottobre e la stessa ora di sabato 3 ottobre 2020, corrispondente all'intervallo in cui è caduta la gran parte dell'acqua dell'evento. A Levante, i nuclei arancio-rossi (200-250 mm) sono dovuti per lo più ai rovesci torrenziali abbattutisi al primo mattino del 2, con frane e crisi del reticolo idrografico soprattutto sulle alture di Sestri Levante. A Ponente spicca invece il centro di scroscio delle alte valli Arroscia e Argentina (violetto, 300-350 mm in 24 h). Questa volta le aree urbane principali (Savona, Genova, La Spezia) sono state risparmiate dai rovesci più violenti.


Elenco dei casi di precipitazione più elevata in 2 giorni alle stazioni di Marmo-Sambughetto e Oropa, dotate di lunga serie storica (Uff. Idrografico del Po, poi ARPA Piemonte). Mentre a Oropa l'evento è superato con un buon margine dai casi del 1926 e 1994, a Sambughetto i 645 mm sono dello stesso ordine di grandezza del record del 1968 (grave alluvione nell'alto Piemonte, vedi Nimbus 80). Tuttavia si tenga presente che la quantità dell'evento del 2020 è caduta in realtà quasi totalmente in una trentina d'ore, e se si considera l'intervallo h 09-09 (ora solare) storicamente utilizzato dall'UIPO come nel resto della serie, si ottiene in 24 ore un esorbitante valore di 619 mm, di gran lunga superiore a ogni record precedente noto in un secolo (425 mm il 28 ottobre 1928).

(*) lacune 1942-50, 1979, 1987-2000.
(**) lacuna ott 1918 - gen 1920
(1) Quantità calcolata nell'intervallo h 09-09 solari, come nella serie storica UIPO
(2) Quantità calcolata nell'intervallo h 19-19 solari, come nella serie dell'osservatorio
 

Il diluvio inaudito del Col di Tenda

Tra tutti i fenomeni osservati, ha lasciato attoniti in particolare la violenza e la durata del nubifragio che si è accanito per una dozzina d'ore intorno al Col di Tenda, tra pomeriggio e sera del 2 ottobre. Si trattava di nuclei rigeneranti di intense precipitazioni in continua risalita da Sud, dalla Val Roia (non a caso disastrata), e ulteriormente incentivati dallo sbarramento orografico offerto dal crinale Rocca dell'Abisso - Marguareis.

Per 12 ore gli apporti orari di pioggia sono stati compresi tra 20,8 e 60,8 mm/1 h (considerando ore fisse, e non qualunque sequenza di 60 minuti), totalizzando ben 515,4 mm tra le h 09 e le 21 UTC (le 11 e le 23 locali, ora legale).

Un valore che rappresenta un nuovo record di intensità pluviometrica in 12 ore per qualunque stazione della rete ARPA Piemonte (prime installazioni, tra cui Limone-Pancani, nel 1988), superando il precedente massimo stabilito appena un anno fa (428 mm/12 h il 21 ottobre 2019 a Gavi, Alessandria).

A una prima e parziale analisi estesa più indietro nel tempo, solo un altro evento risulta superiore in Piemonte: il nubifragio che determinò la catastrofica alluvione dell'Orba del 13 agosto 1935, cui contribuì in gran parte il crollo della diga di Molare durante una precipitazione da 554 mm in 8 ore alla centrale idroelettrica di Lavagnina (AL). Si trattò della più violenta pioggia mai registrata in Piemonte comprendendo anche le serie pluviometriche storiche antecedenti l'introduzione delle recenti stazioni automatiche. Le vittime del disastro, accuratamente ricostruito e descritto nel libro "Storia della diga di Molare", furono 111, di cui 97 nel solo comune di Ovada.

Tornando all'evento attuale... si è trattato di mezza giornata di rovesci furiosi, peraltro accompagnati da impetuoso vento meridionale fino a 105 km/h al Pancani, che hanno determinato il rapido collasso del reticolo idrografico su entrambi i versanti (Val Roia a Sud e Valle Vermenagna a Nord), con violenti ruscellamenti ad ogni impluvio, straripamento di rii e colate di fango e detriti che hanno gravemente compromesso l'abitato di Limone Piemonte e i circostanti comprensori sciistici. Inondato da venute d'acqua anche l'interno della galleria del Tenda, la cui strada è peraltro crollata all'uscita sul lato francese, compromettendo forse per anni gli storici collegamenti internazionali tra i due versanti.


ARPA Piemonte: 2 ottobre 2020, giorno più piovoso
a scala regionale almeno dal 1958

ARPA Piemonte segnala in un tweet che, stando alla banca dati meteo storica (analizzata a livello regionalizzato a partire dal 1958), le precipitazioni cadute il 2 ottobre 2020 nell'insieme del territorio piemontese (media di 112 mm) sono le più copiose in 62 anni di misure.
Ciò per effetto combinato dell'estensione e dell'intensità dei fenomeni, nonostante in varie città (tra cui Torino e Cuneo) gli apporti locali siano stati pressoché ordinari.

Osservando la carta sottostante, benché riferita a un intervallo un po' diverso (24 ore precedenti le h 03:30 UTC - le 05:30 locali - del 3 ottobre), si nota come pressoché la metà del territorio regionale abbia ricevuto oltre 100 mm d'acqua, situazione molto rara.


Carta delle isoiete riferite alle 24 ore tra le h 03:30 UTC (05:30 locali) di venerdì 2 ottobre e la stessa ora di sabato 3 ottobre 2020, corrispondente all'intervallo in cui è caduta la gran parte dell'acqua dell'evento. Circa metà della regione ha ricevuto almeno 100 mm di precipitazione (colori porpora), con punte esorbitanti ed eccezionali di oltre 500 mm in 24 ore presso il Col di Tenda e tra la Val Strona di Omegna e il basso corso del Toce, tanto che secondo ARPA Piemonte la quantità caduta il 2 ottobre 2020 e ragguagliata sull'intera regione (112 mm) costituisce un nuovo record nella banca dati regionale dal 1958.

 



Grafici delle precipitazioni orarie e cumulate il 2-4 ottobre 2020 presso alcune stazioni rappresentative del Piemonte. Le prime piogge moderate hanno cominciato a cadere la sera del 1° ottobre sull'alto Piemonte (fuori grafico), estendendosi e intensificandosi il giorno seguente. Al Lago Chiotas (Valle Gesso) e a Limone-Pancani (Valle Vermenagna) i rovesci più intensi (punte oltre 60 mm/1 h nel caso del Pancani) si sono concentrati nel pomeriggio del 2, mentre altrove sono risultati spostati più in serata e nelle prime ore notturne del 3 ottobre. Rapida attenuazione attorno all'alba del 3, al passaggio del fronte freddo seguito da aria temporaneamente più asciutta (fonte: ARPA Piemonte).


 

Tra il 2 e il 3 ottobre, una notte di tempesta

Ad alimentare la generazione dei rovesci più violenti a ridosso dei rilievi, e accompagnarli, è stato un gagliardo vento di scirocco pilotato dalla profonda depressione Alex (Brigitte). Anche senza raggiungere i livelli della tempesta Vaia del 29 ottobre 2018 - il vento ha scatenato potenti mareggiate con erosioni delle coste e danni a tetti e vegetazione negli entroterra (estesi schianti di conifere al Campo dei Fiori, alle spalle di Varese).

Il culmine della sua intensità è stato raggiunto in genere nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 ottobre, quando molte zone soprattutto tra Liguria e Cuneese, e nell'alto Piemonte hanno vissuto ore di autentica tregenda. Ecco alcuni dati di raffica più intensa, rilevati tra il tardo pomeriggio del 2 e la notte seguente:

Rete ARPA Liguria:
201 km/h
da S a Fontana Fresca (GE, 791 m),
record nella serie dal 2001

180 km/h da S-SW a Marina di Loano (SV, 25 m)
165 km/h da S-SE ai Casoni di Suvero (SP, 1070 m)
145 km/h
da S-SE al Colle di Cadibona (SV, 385 m)

Rete ARPA Piemonte:
153 km/h da SW alla Rocca dell'Abisso (CN, 2753 m)
148 km/h da SE al Colle San Bernardo (CN, 980 m)
123 km/h da S-SE al Mottarone (VB, 1502 m)
110 km/h da S-SW al Monte Malanotte (CN, 1735 m)
82 km/h da E-SE a Pallanza (VB, 202 m)

 

La risposta dei corsi d'acqua: piene eccezionalmente rapide, esondazioni di Gesso, Vermenagna, Tanaro, Sesia, Toce.
Piena secolare per il Sesia.
 

I primi dissesti e le crisi del reticolo idrografico, con piene torrentizie, frane e colate fangoso-detritiche, sono avvenute al primo mattino di venerdì 2 ottobre sul Levante ligure, nell'entroterra di Sestri Levante (notevole scroscio da 110 mm in un'ora a Bargone, frazione di Casarza Ligure, fonte ARPA Liguria).

A seguire, i problemi più importanti si sono verificati dal pomeriggio del 2 tra le valli del Mercantour (Francia) e le testate delle corrispondenti valli Vermenagna e Gesso; poche ore più tardi, dalla serata, anche in alta Val Tanaro (Ormea, Garessio, e località a valle), e sul Piemonte settentrionale.

In risposta a piogge di tale intensità concentrata in poche ore, gli incrementi di livello e portata dei corsi d'acqua e dei laghi sono stati repentini, ben più di quanto accade di solito in caso di estese perturbazioni primaverili/autunnali della durata di più giorni (diverso è il caso delle improvvise colate detritiche dovute a temporali estivi localizzati, che si generano comunemente in pochi minuti in piccoli bacini di montagna).

Il rapporto preliminare d'evento pubblicato da ARPA Piemonte segnala che le piene del Tanaro, del Sesia e del Toce sono state eccezionali in relazione a periodi più o meno lunghi:

Tanaro: agli idrometri di Ponte di Nava e Garessio (inizio misure automatiche nel 2003 e 2000 rispettivamente), con livelli al colmo di 5,32 e 5,93 m, sono stati superati i precedenti massimi di fine novembre 2016 (4,67 e 5,19 m), e anche lungo le aste degli affluenti sinistri Vermenagna e Corsaglia si sono registrati colmi di piena eccezionali.

Sesia: con punte di 9,67 m a Borgosesia (VC) e 6,64 m a Palestro (PV), la piena è stata superiore a quelle del 24 settembre 1993 e del 15-16 ottobre 2000, e paragonabile nell'ultimo secolo solo a quella storica e disastrosa del 2-3 novembre 1968 (episodio descritto in dettaglio su Nimbus 80).

Toce: all'idrometro di Mergozzo-Candoglia (VB), con serie dati dal gennaio 2000, il livello di 9,34 m ha superato il precedente record storico di metà ottobre 2000 (9,16 m).

Il Po a Torino invece ha mostrato un modestissimo innalzamento, senza nemmeno raggiungere la soglia di guardia, dato che la sezione di bacino sotteso al capoluogo corrispondeva proprio all'area con le precipitazioni più contenute
(< 100 mm). Le portate del fiume si sono fatte importanti solo a valle della confluenza con la Dora Baltea e soprattutto con il Sesia e il Tanaro, nel tratto alessandrino (a Isola S. Antonio, colmo di 7,48 m alle h 02:30 UTC del 4 ottobre, livello di gran lunga inferiore ai 9,31 m del 16 ottobre 2000).

Ecco alcuni grafici dell'andamento dei livelli tra il 2 e il 4 ottobre 2020, tratti dal portale dati in tempo reale di ARPA Piemonte.
 

Grafici dei livelli idrometrici in alcune sezioni torrentizie e fluviali rappresentative delle zone più colpite in Piemonte (Fonte: ARPA Piemonte). Tanaro, Sesia e Toce hanno ampiamente superato le soglie di piena straordinaria, con colmi che sono transitati per lo più tra sera del 2 e la notte successiva nei tratti alpini dei bacini (Vermenagna a Robilante, Tanaro a Garessio, Sesia a Borgosesia), per poi trasferirsi tra mattino e pomeriggio del 3 ai tratti di pianura (Tanaro a Farigliano) o allo sbocco di valli con bacini sottesi molto ampi e dunque con elevati tempi di risposta (Dora Baltea a Tavagnasco, Toce a Candoglia). Stupisce la straordinaria rapidità degli incrementi di livello, anche del Lago Maggiore, cresciuto a Pallanza da 3,46 m a 5,65 m sullo zero idrometrico tra le h 12,30 UTC del 2 e le h 12,30 UTC del 3 ottobre (+2,19m in 24 ore), e da 4,07 m a 5,65 m tra le h 00:30 e le h 12:30 del 3 ottobre (+1,58 m in 12 ore).
Il grafico del T. Vermenagna a Robilante (fondovalle, quasi alla confluenza con il T. Gesso) non rende giustizia della situazione disastrosa di Limone, alla testata della valle, in quanto la piena si è laminata e smorzata procedendo verso la pianura grazie all'attenuazione delle piogge sul versante sottovento allo scirocco (totali evento: 583 mm a Limone-Pancani, solo 87 mm a Robilante! 496 mm di differenza in circa 17 km, ovvero un gradiente di circa 29 mm/km!).
 


Il T. Vermenagna a Robilante (CN) a metà pomeriggio di venerdì 2 ottobre 2020, alcune ore prima del transito del colmo di piena, mentre alla testata della valle, intorno al Col di Tenda, si stanno abbattendo precipitazioni eccezionali (f. Marco Contarino, guardaparco dell'Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).
 

Il Tanaro invade le golene all'altezza di Asti il 3 ottobre,
al ritorno del sereno (vista da drone di Marco Cane,
via pagina Facebook Dati Meteo Asti).
 

3 ottobre 2020: la Dora Baltea in piena al ponte di Saint Marcel, una quindicina di km a valle di Aosta. Nonostante le precipitazioni siano state nel complesso assai superiori nel settore orientale della Valle d'Aosta (es. 286 mm a Lillianes-Granges), rispetto a quello occidentale, la portata è notevole soprattutto per i contributi ai deflussi in arrivo dai rami di Cogne e Valsavarenche (236 mm a Lillaz)
(f. Rosa Barrel).


Mattino del 3 ottobre 2020: la Dora Baltea in prossimità del colmo di piena tra Hône e Bard (AO), il cui Forte è ben visibile nell'immagine (f. Tommaso Orusa).
 



3 ottobre 2020, circa h 10,30: due immagini della piena della Dora Baltea a Ivrea (TO), sempre scenografica in prossimità del Ponte Vecchio nonostante il livello sia inferiore di un paio di metri rispetto all'episodio di metà ottobre 2000
(f. Emiliano Stabile).
 

Ivrea, la Dora Baltea in piena a valle del ponte della ferrovia Chivasso-Aosta, circa 200 m a Est rispetto al luogo di scatto dell'immagine sopra (f. Emiliano Stabile).
 

Sempre la Dora a Ivrea, al ritorno del sereno nelle ore centrali di sabato 3 ottobre, durante il transito del colmo di piena. Ripresa da drone da monte verso valle, in corrispondenza dello stadio della canoa e della derivazione del Naviglio, la canalizzazione a sinistra nell'immagine (f. Beppe Busso).
 

Il T. Orco a Rivarolo Canavese (TO) alle h 10 del 3 ottobre 2020. La piena, per quanto appariscente, è di entità ordinaria e sensibilmente inferiore ai recenti casi storici del settembre 1993 (crollo del ponte da cui è stata ripresa l'immagine), novembre 1994 e ottobre 2000. Nel bacino a monte (versante Sud del Gran Paradiso) i massimi apporti di pioggia sono stati di 320 mm a Forzo, Val Soana, mentre nell'ottobre 2000 si misurarono fino a 864 mm in 7 giorni a Locana-Rosone!
Stavolta la zona, più soggetta agli episodi con sbarramento da Sud-Est che non da Sud come in questo caso, si è trovata al margine tra le regioni più colpite a Nord-Est (Biellese-Sesia-Verbano) e quelle meno interessate a Sud-Ovest, tra Val Susa e Monviso (f. Giovanni Cat Berro).
 



Biella, tardo pomeriggio del 2 ottobre 2020: la piena del Cervo nelle sue fasi iniziali, appena a valle della confluenza del T. Oropa (in fondo nell'immagine). Il colmo, un paio di metri superiore, verrà raggiunto attorno alle h 2 della notte seguente
(f. Stefano Maffeo).
 



Il Sesia in piena eccezionale a Romagnano (NO) alle h 09:30 del 3 ottobre 2020. Il fiume, naturalmente dimensionato per smaltire le grandi quantità di pioggia che caratterizzano il vasto bacino a monte (anche 2000-2400 mm/anno), ha risposto con sorprendente rapidità ai rovesci torrenziali delle ore precedenti, giunti a totalizzare fino a 543 mm in poco più di 30 ore a Fobello, nella laterale Val Mastallone (f. Vincenzo Platini).
 



Il Toce (o "la Toce", come comunemente chiamato in loco il fiume) esonda presso Mergozzo, a pochi chilometri dalla foce nel Lago Maggiore. Il corso d'acqua drena il grande bacino del Cusio (Lago d'Orta) e Ossola (superficie di 1539 km2 alla sezione di Candoglia, grosso modo dove è stata ripresa la prima delle due immagini qui sopra), di norma soggetto alle precipitazioni più copiose del Piemonte (punte di oltre 2500 mm/anno in Val Grande). Le alluvioni sono ricorrenti in questo tratto e data l'ampiezza del bacino si sviluppano solitamente nell'arco di più giorni (elevato tempo di corrivazione), ma gli oltre 600 mm piovuti in 24 ore alle stazioni di Valstrona-Sambughetto e di Candoglia (oltre un terzo della media annua!) hanno determinato un inconsueto e sorprendente aumento di livello di circa 9 m nel giro di un giorno.
 



L'imponente e subitanea piena degli immissari Ticino, Maggia e Toce ha a sua volta alimentato uno straordinario incremento di livello del Lago Maggiore, moderatamente esondato a Pallanza tra il 3 e il 4 ottobre 2020 (foto qui sopra, di Michela Rogora, CNR-IRSA sede di Pallanza), aumento pari a 1,58 m e 2,19 m rispettivamente in 12 e 24 ore. L'evento dunque è notevole non per il livello raggiunto in sé (5,9 m sullo zero idrometrico, inferiore a decine di altri casi nella serie di misure dal 1868; l'esondazione a Pallanza avviene in media ogni due anni), ma per la rapidità della risalita delle acque in un lago così grande.

 

Effetti sul territorio: un disastro tra Alpi Marittime e Liguri,
e tra Biellese, Sesia e Verbano

Non entriamo nel dettaglio dei variegati effetti dell'evento, di cui si sono occupate le cronache giornalistiche, ma in sintesi ricordiamo i diffusi e rovinosi straripamenti e dissesti che hanno devastato in particolare il dipartimento francese delle Alpi Marittime, dove l'episodio è considerato "senza precedenti" anche da MétéoFrance, con sconvolgimento di abitati e viabilità, asportazione di decine di strade, ponti ed edifici (39 case nel solo paese di St-Martin-Vésubie; travolta anche la centrale EDF di Roquebillière), intere valli isolate (in particolare Vésubie e Roia), senza elettricità, telefono, internet, e raggiungibili solo con elicotteri.
Il bilancio provvisorio è di 5 vittime e 8 dispersi. Inoltre, almeno 9 cadaveri sono stati recuperati sulle coste liguri, probabilmente attribuibili in parte ai dispersi e in parte a corpi derivanti dai cimiteri travolti dall'alluvione nel Nizzardo.

Sul lato italiano gli effetti non sono stati altrettanto catastrofici, ma pur sempre rovinosi nel territorio di Limone Piemonte, nelle alte valli imperiesi (Argentina, Arroscia), in alta Val Tanaro da Ormea a Ceva (vedi l'approfondimento di Fabio Luino, CNR-IRPI Torino), nonché nell'alto Piemonte dalla Valle Cervo, alla Val Sesia, al basso Toce.
La Regione Piemonte stima danni per 1 miliardo di euro tra settore pubblico e privato.
Per gravità dei danni ed estensione dei territori colpiti, si tratta di un'alluvione tra le peggiori degli ultimi decenni nell'insieme del Nord-Ovest, dopo quelle del novembre 1968, ottobre 1977, novembre 1994, ottobre 2000...

Ricordiamo le 3 vittime piemontesi e valdostane: il pastore investito venerdì pomeriggio, 2 ottobre, dalla piena impulsiva di un rio sul versante francese del Col di Tenda. Il vigile del fuoco ucciso dalla caduta di un albero mentre era in servizio nella notte tra il 2 e il 3 ottobre ad Arnad (AO), mentre nelle stesse ore un uomo di Quarona (VC) cadeva con l'auto nel Sesia dopo il cedimento della strada Doccio-Crevola.

Una vittima in Liguria
, un uomo probabilmente caduto con l'auto nella piena del Roia nei pressi di Trucco, entroterra di Ventimiglia, mentre si recava al lavoro al mattino del 3 ottobre.

Ecco una rassegna fotografica (a partire dal versante francese delle Alpi Marittime, per poi risalire nel Cuneese e su fino al Piemonte settentrionale), che più di molte parole rende l'idea della situazione.


Galleria del Colle di Tenda: sul lato francese la strada all'ingresso del tunnel è stata spazzata via da una profonda erosione in sponda destra del Roia, e da una violenta colata detritica lungo un canalone in destra orografica (autore sconosciuto, via TargatoCN).


Galleria del Colle di Tenda, ingresso sul lato francese: dettaglio della profonda erosione spondale che ha cancellato un tratto di strada
(f. Florent Adamo, via TargatoCN).




Asportazione della strada dipartimentale nei pressi di Tenda. Le valli Roia e Vésubie (limitrofa a Ovest), sul versante mediterraneo delle Alpi Marittime, sono state in assoluto le più disastrate dall'evento, con asportazione di decine di edifici e grave compromissione della viabilità tra Italia e Francia, forse per anni... (autore sconosciuto).
 

Breil-sur-Roya: la strada e un ponte per Tenda travolti dalla piena eccezionale del fiume (f. Jeann Franck, via Le Monde).




Effetti delle esondazioni a Breil-sur-Roya (f. Nicolas Tucat, via Ouest France).


La portata plurisecolare dell'episodio è palesata anche dall'impressionante sormonto e distruzione da parte del Roia dell'antico ponte in pietra di Olivetta - San Michele, frazione Fanghetto, pochi metri a valle dell'ingresso del fiume in Italia, nell'entroterra di Ventimiglia (foto da pagina facebook Renato Alberti). La struttura risale alla seconda metà del XVIII secolo (info Comune di Olivetta - San Michele, comunicazione personale).


St-Martin-Vésubie (sopra) e Roquebillière (sotto), Alpes Maritimes: confronto tra prima e dopo l'alluvione del 2 ottobre 2020, che evidenzia il notevole ampliamento del letto della Vésubie (clicca sulle immagini per ingrandire). L'evento è stato eccezionale e di portata plurisecolare, ma evidentemente molte delle strutture travolte erano collocate in zone soggette a inondazione seppure con tempi di ritorno lunghi (fonte: Ministero dell'Interno francese, immagini satelliti Pléiades).




St-Martin-Vésubie (Alpes Maritimes): a seguito di profondissime erosioni spondali, alcune abitazioni si trovano ormai in bilico su una voragine... Nel paese 39 edifici sono stati distrutti, e altrettanti saranno da demolire poiché gravemente lesionati o in aree a rischio eccessivo (f. Valerie Hache, via SudOuest).




St-Martin-Vésubie (f. Valerie Hache, via FranceTVInfo).
 

St-Martin-Vésubie (autore sconosciuto, via Rtl.fr).


St-Martin-Vésubie (autore sconosciuto, via frMedia7).


Il satellite Sentinel-2 (EU - programma Copernicus) ha colto l'ingente apporto di fango e detriti in mare da parte delle piene del Var (Nizza, a sinistra), del Roia (Ventimiglia, al centro), dell'Argentina (Arma di Taggia, al centro), e del Centa (Albenga, a destra).
 

Alassio (SV), sabato 3 ottobre 2020: ritorna il sereno con l'allontanamento verso Nord-Est dei corpi nuvolosi principali legati alla depressione Alex/Brigitte, ma rimane una vivace mareggiata, ora da libeccio, mentre era da scirocco il giorno precedente (f. Sergio Nodelli).
 

Come più volte accaduto in un passato recente, le spiagge di Alassio hanno subito marcate erosioni da parte della mareggiata da scirocco del 2 ottobre 2020 (f. Sergio Nodelli).
 



Distruzione della strada provinciale di fondovalle dell'alta Val Tanaro presso Ormea (CN), distrutta, la sera del 2 ottobre, da una piena peggiore di quella del novembre 2016 (f. Giorgio Ferraris, via gruppo FB
"Memoria storica dei dissesti geoidrologici").
 



Garessio (CN): le prime luci del 3 ottobre illuminano il Ponte Odasso, sormontato e danneggiato dalla piena del Tanaro per la terza volta in 26 anni (1994, 2016, 2020). Il ponte stesso rappresenta un determinante ostacolo al deflusso delle acque di piena, talora con il contributo dell'accumulo di materiale flottante a ridosso dei due pilastri e delle arcate, generando il rovinoso rigurgito di acqua e detriti nel centro del paese (autore foto sconosciuto).




Garessio, 3 ottobre 2020: si lavora allo sgombero di fango, detriti e masserizie alluvionate dallo straripamento del Tanaro
(f. Lara Sappa, via gruppo FB
"Memoria storica dei dissesti geoidrologici").
 

Garessio, 3 ottobre 2020: si lavora allo sgombero di fango, detriti e masserizie alluvionate dallo straripamento del Tanaro
(f. Lara Sappa, via gruppo FB
"Memoria storica dei dissesti geoidrologici").
 



Ma la località più funestata dall'alluvione al Nord-Ovest italiano è stata Limone Piemonte (CN), invasa dall'eccezionale straripamento del T. Vermenagna (e affluenti) che tra pomeriggio e sera del 2 ottobre 2020 ha eroso sponde e terreni, travolto abitazioni e sconvolto la viabilità. Qui ecco come appariva la SS20 il giorno successivo. L'evento è stato scatenato dall'incredibile e prolungato nubifragio che, circa 900 m a monte, ha scaricato 515 mm in 12 ore alla stazione ARPA Piemonte di Limone - Pancani (1865 m), un valore record nella serie dal 1988 ma ragionevolmente di ricorrenza plurisecolare
(f. Giorgio Bernardi).
 



Limone Piemonte: si tenta di prosciugare un parcheggio sotterraneo completamente sommerso dall'acqua. L'evento è stato epocale e di portata da tutti inattesa, ma determinate scelte urbanistiche aiutano a peggiorare le conseguenze di episodi alluvionali che già in condizioni di migliore progettazione e resilienza sarebbero comunque e inevitabilmente gravi (f. Volontari Prot. Civile di Fossano, via gruppo FB "Memoria storica dei dissesti geoidrologici").
 



Vernante (CN), il Vermenagna ancora in piena sotto il cielo fattosi sereno nelle ore centrali del 3 ottobre 2020 (f. Giorgio Bernardi,
Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).
 



Ponte abbattuto presso la Casa Alpina di Terme di Valdieri (CN). Sebbene in maniera meno grave rispetto alle valli Vermenagna e Tanaro, anche l'alta Valle Gesso ha subito danni significativi soprattutto alla viabilità, a causa della piena dei vari rami del Gesso e loro affluenti (Gesso della Valletta, in questo caso, ma anche Gesso della Rovina e Gesso della Barra). Come per la valle Vermenagna, determinanti sono state le imponenti precipitazioni alla testata del bacino presso il confine con la Francia, risalite dalle valli del Nizzardo, con apporto di 357 mm nella sola giornata del 2 ottobre al Lago Chiotas, record assoluto nella serie ENEL-ARPA dal 1979 (f. Augusto Rivelli, guardaparco
Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).
 



Veduta da drone del ponte dell'immagine precedente
(f. Augusto Rivelli, guardaparco
Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).
 



La piena del Gesso della Valletta tra Sant'Anna e Terme di Valdieri ha aggirato una passerella presso la presa della centralina elettrica della Vagliotta (f. Augusto Rivelli, guardaparco
Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).




Entracque (CN): alluvionamento del fondovalle del Gesso della Rovina, in vicinanza dell'immissione nel bacino artificiale ENEL Green Power della Piastra (f. Augusto Rivelli, guardaparco
Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).

 



Ed ecco il Lago artificiale della Piastra, intorbidito da fango e detriti trasportati dalla piena. Sullo sfondo, in lontananza, si nota il paese di Entracque (f. Augusto Rivelli, guardaparco Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).
 







Nelle tre foto qui sopra, asportazione della strada per
San Giacomo di Entracque (f. Augusto Rivelli,
guardaparco Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime).
 



Il F. Stura di Lanzo in piena ordinaria al ponte di Villanova Canavese (TO): le valli di Lanzo sono state interessate da precipitazioni abbondanti soprattutto nei rami delle valli Grande e d'Ala (totali 2-3 ottobre: 252 mm ad Ala di Stura, 249 a Forno Alpi Graie, ma solamente 110 mm al Lago Malciaussia), tuttavia inferiori a svariati altri episodi precedenti, anche recenti, come settembre 1993, novembre 1994, 13-15 ottobre 2000, novembre 2011, novembre 2016, novembre 2019
(f. Gabriele Savio).
 



In Val d'Aosta i danni sono avvenuti principalmente per la caduta di alberi (uno dei quali ha ucciso un Vigile del Fuoco ad Arnad), e per la piena del Lys e dei suoi affluenti in sinistra orografica, ingrossati dalle piogge "traboccanti" dalla cresta di confine con il Piemonte. Qui, la rimozione di alberi abbattuti dal forte vento di scirocco al mattino del 3 ottobre 2020 sulla strada regionale Nus - St-Barthelémy (f. Rosa Barrel).
 



Il Rio Niel in piena straordinaria abbatte il ponte sulla strada regionale della Valle del Lys in centro a Gaby, isolando temporaneamente Gressoney, a monte. Nel suo piccolo bacino, la cui testata confina con la piemontese Valle Cervo (dove a Piedicavallo sono piovuti ben 593 mm il 2-3 ottobre) si stima siano caduti almeno 400 mm di precipitazione
(f. Tommaso Orusa, 3 ottobre 2020).
 



Piedicavallo (BI), antico ponte pedonale in pietra sul Cervo, prima e dopo la piena del 2-3 ottobre 2020. Il suo crollo completo è indice della portata storica dell'evento (f. Paolo Rosazza Pela).
 









Altre immagini di Rosazza, località particolarmente colpita dalla furiosa piena del Cervo con forti erosioni spondali, alluvionamenti e crollo di due ponti  (f. Paolo Rosazza Pela e Stefano Maffeo).
 



Una frana a grandi blocchi rocciosi ha investito il Santuario di San Giovanni d'Andorno (BI) e l'adiacente albergo, producendo gravi danni soprattutto a quest'ultimo (f. Paolo Rosazza Pela).
 





Fobello (Val Mastallone / Val Sesia, VC): inghiaiamento di via Roma e del sagrato dell'adiacente Oratorio della Visitazione a carico delle acque ruscellate con violenza dai versanti. La località durante l'evento è stata soggetta a piogge tra le più esorbitanti in Piemonte, 543 mm per lo più in una trentina d'ore il 2-3 ottobre 2020 (f. Dina Debernardi, via gruppo FB
"Memoria storica dei dissesti geo-idrologici").
 



Cervatto, Val Mastallone (VC): sormonto di un ponte da parte di un rio laterale con massiccio trasporto di materiale a grossi blocchi (f. Gianmarco Regaldi, via gruppo FB "Memoria storica dei dissesti geoidrologici").  
 



Cervatto, Val Mastallone (VC): viabilità invasa da ingente trasporto solido da parte di rii laterali (f. Gianmarco Regaldi, via gruppo FB "Memoria storica dei dissesti geoidrologici").  
 



Cravagliana (VC), SP9 asportata da una profonda erosione spondale
del T. Mastallone (f. Amministrazione Provinciale di Vercelli, via gruppo FB "Memoria storica dei dissesti geoidrologici").
 



La SP105v Doccio-Crevola (Val Sesia, VC) è stata asportata dalla grande piena del Sesia, che ha prodotto una vasta erosione in sponda destra. In questa zona nella notte tra il 2 e il 3 ottobre è stata travolta un'auto con due fratelli a bordo, uno dei quali si è salvato, l'altro è stato trascinato dalla corrente e ritrovato senza vita presso Borgosesia, una decina di chilometri più a valle (f. Francesco Pietrasanta, Sindaco di Crevola, via gruppo FB "Memoria storica dei dissesti geoidrologici"). 
 



Ponte sul Sesia della strada Romagnano-Gattinara, crollato nel primo pomeriggio del 3 ottobre 2020 dopo essere stato da poco riaperto, in mattinata, passato il colmo di piena. Nessuna vittima (f. Vincenzo Platini).
 



3 ottobre 2020: effetti dell'estesa esondazione del Sesia in sinistra orografica presso Vercelli (fonte: www.lasesia.vercelli.it).
 

Frana nell'abitato di Massiola, in Val Strona di Omegna (VB). A circa 1 km di distanza si trova la stazione ARPA Piemonte di Sambughetto, centro di scroscio dell'evento per tutto il Nord-Ovest italiano con i suoi 649 mm il 2-3 ottobre, caduti per lo più in 30-36 ore, un valore assolutamente eccezionale.
 





Viabilità compromessa da violenti trasporti torrentizi e ruscellamento selvaggio presso Otra e Forno, in alta Valle Strona di Omegna, VB (f. Andrea Boretti, via gruppo FB "Memoria storica dei dissesti geoidrologici").
 

Gran Paradiso, Monte Rosa e Ossola: diluvio sui ghiacciai a 3000 m, poi con il fronte freddo arriva la neve

L'intensa avvezione caldo-umida meridionale è culminata nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, quando l'isoterma +11 °C al livello di 850 hPa (circa 1400 m di quota) è risalita fin sulle Alpi italiane, tanto che il limite pioggia - neve, proprio nelle ore di massima intensità delle precipitazioni, si è portato talora a 3000-3200 m sulle Alpi occidentali.

Pressoché tutto il territorio salvo i crinali alpini più elevati si è dunque trovato sotto precipitazioni liquide che hanno alimentato le piene dei corsi d'acqua fin dagli alti bacini, risultando così determinanti per i dissesti e gli straripamenti a valle.

In particolare le eccezionali piene di grandi fiumi alpini come il Sesia e il Toce hanno ricevuto un rilevante contributo da un così alto livello delle nevicate, anomalo per inizio ottobre.

Solo nelle fasi terminali dell'evento, al mattino del 3 ottobre, la quota delle nevicate è calata rapidamente fin sui 2000-2200 m con il passaggio del fronte freddo, ma senza poter portare, ormai, una significativa attenuazione dei deflussi.

Grazie ai dati rilevati alla stazione meteorologica SMI di fronte al Ghiacciaio Ciardoney (Gran Paradiso), abbiamo potuto ricostruire la situazione in alta quota in un luogo rappresentativo al confine tra Alpi piemontesi e valdostane.

- Precipitazione totale 2-3 ottobre 2020: 165 mm, con massimo orario di 25 mm nelle prime ore del 3. Quantità probabilmente sottostimate per il disturbo recato dal forte vento (totale evento di 320 mm a Forzo e 236 mm a Lillaz, sul lato valdostano).

- Massima raffica di vento: 85 km/h da Est alle h 3:10 del giorno 3 (scirocco incanalato lungo l'asse dell'alta valle di Forzo).

- Temperatura in risalita da 0,0 °C (minima del 2 ottobre, h 03:40) a 3,7 °C (massima del 3, rilevata nella notte, h 02:50). In tale contesto termico è ipotizzabile la caduta di pioggia fino ad almeno 3200 m, forse oltre.

- Tutto il ghiacciaio per diverse ore è stato dunque dilavato da una pioggia intensa e incessante, come accaduto forse in poche altre occasioni, soprattutto in autunno (tra cui l'alluvione di metà ottobre 2000, ben più grave in queste valli). Il livello del torrente è salito ai massimi di 10 anni di funzionamento dell'idrometro a immersione, 65 cm alle h 01:20 del 3 ottobre.



3 ottobre 2020, ore 16, webcam della stazione meteorologica del ghiacciaio Ciardoney (Parco Nazionale del Gran Paradiso). La visibilità comincia a migliorare ed è possibile stimare un manto di 35 cm di neve al suolo caduti a partire dal primo mattino, dopo che nella notte precedente (tra 2 e 3 ottobre) lo scirocco caldo aveva sospinto l'isoterma 0 °C fino a 3200 m circa. Dunque per diverse ore una pioggia torrenziale ha dilavato anche il ghiacciaio (103 mm dalla mezzanotte, in meno di 7 ore, e massimo di 25 mm in 1 h) determinando una importante piena del torrente glaciale (livello di 65 cm alle h 01:20, massimo dall'installazione della stazione nell'agosto 2010). La rapida discesa della quota neve all'alba, al passaggio del fronte freddo, ha coperto il suolo impedendo di osservare gli effetti dell'inconsueto diluvio notturno (probabili incisioni per ruscellamento nelle morene laterali, alluvionamento della piana proglaciale, erosioni delle sponde del torrente...).




La webcam "Panomax" del Glaciomuseo del Serrù (2300 m, alta Valle Orco, Gran Paradiso), puntata verso ciò che resta del ghiacciaio della Capra - al centro - ha colto la spolverata di neve caduta intorno alle h 10 del 3ottobre 2020, quando il transito del fronte freddo ha determinato un rapido calo di un migliaio di metri del limite pioggia-neve (da 3100-3200 m a circa 2100 m).


Nord Italia sott'acqua, scirocco rovente al Sud

Come quasi sempre accade, prima di giungere a incentivare le intense precipitazioni sui rilievi del Settentrione italiano, lo scirocco dal Nord Africa soffiava sulle regioni del Sud rendendo l'atmosfera soffocante.

In particolare in queste situazioni la città di Palermo, ma in generale la costa tirrenica della Sicilia, rileva temperature particolarmente elevate a causa del foehn in caduta dai rilievi interni dell'isola, effetto che surriscalda ulteriormente aria subtropicale già molto calda in origine.

Proprio mentre al Nord-Ovest infuriavano pioggia e vento, alle ore 01 di sabato 3 ottobre il termometro dell'Osservatorio di Palermo "Giuseppe Vaiana" (INAF e UniPA) segnava già 32,3 °C, in piena notte, e durante il giorno - con l'aiuto della radiazione solare oltre che del vento in rinforzo fino a 70 km/h da S-SW - la temperatura salirà ulteriormente fino a una massima di 38,2 °C (h 12:55 ora solare), nuovo record ultrasecolare per ottobre che supera il precedente (tuttavia molto più tardivo) di 37,6 °C del 27 ottobre 1999.

Il vento di caduta cessa improvvisamente a metà pomeriggio, entra il vento più fresco di Ponente, e la temperatura crolla di ben 9 °C in soli 2 minuti ! (da 36.6 °C alle h 14:35 a 27.7 °C alle h 14:37).


Il ruolo del riscaldamento globale: acqua e aria troppo calde nel Mediterraneo, più vapore ed energia
disponibili per piogge da record

Nel quadro dell'attuale riscaldamento globale, aumentano non solo le temperature medie dell'aria (+1,7 °C negli ultimi cent'anni in Italia, fonte CNR-ISAC), ma anche quelle del mare.

Nonostante le burrasche e il brusco raffreddamento di fine settembre 2020, nei giorni precedenti le piogge di inizio ottobre le temperature superficiali del Mediterraneo intorno all'Italia restavano comunque superiori al normale di 1-2 °C a causa dei caldi mesi precedenti (il periodo gennaio-agosto 2020 in Italia è secondo tra i più caldi dal 1800, con anomalia di +1,1 °C rispetto al trentennio 1981-2010, dopo il caso del 2018; vedi le statistiche CNR-ISAC).

Un mare più caldo determina un'evaporazione più massiccia e una maggiore cessione di vapore acqueo e di energia all'atmosfera che alimentano lo sviluppo di piogge più intense.

Inoltre, per ogni grado °C di aumento termico dell'aria, questa è in grado, secondo la legge di Clausius-Clapeyron, di trattenere il 7% di vapore in più che a sua volta è disponibile a tradursi in precipitazioni più violente (maggiore contenuto di acqua precipitabile).

Sono questi i motivi per cui già ora, e a maggior ragione in futuro, si attende un incremento di frequenza e intensità di episodi alluvionali, soprattutto come ora in autunno, quando le prime depressioni atlantiche si spingono su un Mediterraneo ancora molto caldo dopo l'estate.

I climatologi francesi parlano di épisodes méditerranéens, come quello che il 2-3 ottobre 2020 ha sconfinato anche sul Nord Italia, e analizzando le serie di precipitazioni giornaliere estreme hanno individuato un aumento di intensità media del 22% degli eventi più forti di ciascun anno nel Sud della Francia durante il periodo 1961-2015, ma significativi incrementi risultano anche per la frequenza degli episodi, il volume di acqua precipitata e l'estensione delle zone colpite (articolo originale di Ribes et al., 2019, sulla rivista Climate Dynamics).

Andamento dell'intensità delle piogge estreme nella Francia mediterranea tra il 1961 e il 2015. Al netto di una forte variabilità interannuale, si nota un significativo incremento delle anomalie positive (anni con estremi di pioggia più forti, barre verdi). Tratto da MétéoFrance e basato sull'articolo di Ribes et al., 2019).


Il legame tra riscaldamento globale e piogge più intense e concentrate pare dunque ormai riconoscibile dai dati meteorologici, e d'altra parte i nuovi record di intensità registrati in rapida successione in Piemonte il 21 ottobre 2019 e il 2-3 ottobre 2020 (proprio in occasione di episodi mediterranei) sembrano andare in questa direzione.
 

E l'urbanizzazione fa il resto...

L'urbanizzazione non fa che peggiorare le cose, riducendo l'assorbimento delle acque meteoriche da parte del suolo, accelerando i deflussi e l'erosione, e aumentando i beni esposti a distruzione.
Secondo il nuovo rapporto ISPRA sul consumo di suolo in Italia, nel 2019 sono stati sigillati sotto asfalto e cemento altri 57 km2 di territorio.


Leggi anche...

Le riflessioni di Luca Mercalli sull'evento
(Il Fatto Quotidiano, 5 ottobre 2020)

L'approfondimento di Fabio Luino (CNR-IRPI, Torino)
sull'alluvione in alta Val Tanaro (Nimbusweb).

 

Ringraziamenti
Un grazie a tutti coloro che hanno fornito informazioni e fotografie alla redazione di Nimbus: oltre agli enti regionali (ARPA Piemonte, ARPA Liguria, Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d'Aosta) che mettono a disposizione pubblica i dati delle reti di rilevamento, siamo grati in particolare a Michele Freppaz (Gressoney-La Trinité, AO - docente di nivologia e suoli alpini all'Università di Torino), Gabriele Savio (collaboratore esterno CNR-IRPI, Torino), Stefano Maffeo (geologo in Biella), Paolo Rosazza Pela (Biella), Emiliano Stabile (Ivrea, TO), Giorgio Bernardi, Marco Contarino e Augusto Rivelli (Ente di Gestione Aree Protette Alpi Marittime), Michela Rogora (CNR-IRSA, Pallanza), Antonio De Rossi (docente di progettazione architettonica, Politecnico di Torino), l'amministrazione comunale di Olivetta San Michele (IM), Fabio Luino (CNR-IRPI, Torino) e tutti i soggetti che contribuiscono in tempo reale alla pagina Facebook "Memoria storica dei dissesti geo-idrologici".



 

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